«Io di te memoria viva / sempre o cara, serberò»: il verso di una delle più celebri arie della «Lucia di Lammermoor» di Gaetano Donizetti è risuonato -significativamente- sabato 29 in piazza San Graziano, ad Arona (NO), sotto la riproduzione dell’arco monumentale di Palmira. La ricostruzione in scala del monumento, distrutto con l’esplosivo degli jihadisti di Daesh il 5 ottobre 2015, resterà visitabile in piazza San Graziano, fino al 30 luglio. Dal deserto siriano alle rive del lago Maggiore: l’antica città romana di Palmira, “sposa del deserto”, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ha resistito per due millenni prima di dover subire le devastazioni del Califfato. Khaled al-Asaad, uno dei più importanti archeologi del XX secolo, per oltre quarant’anni custode e studioso di quel sito, è stato rapito a metà luglio 2015 dai militanti del sedicente stato islamico. Dopo settimane di interrogatori e sevizie, è stato trucidato pubblicamente il 18 agosto, all’età di 82 anni. Sono bastati pochi giorni perché la città di Arona intitolasse alla memoria dell’insigne studioso il proprio museo archeologico. Per questo, l’Arco trionfale di Palmira, esposto recentemente a Londra, Dubai, New York e Firenze, è giunto ad Arona, dove potrà essere ammirato, insieme ad una suggestiva sequenza di proiezioni luminose, ideate dallo scenografo Sebastiano Romano, tutte le sere dalle 21 a mezzanotte. Nell’adiacente museo sarà aperta gratuitamente al pubblico una mostra di approfondimento. Quella che i visitatori potranno attraversare è una perfetta ricostruzione tridimensionale in scala 1:3 dell’arco monumentale di Palmira. Dedicato all’imperatore Settimio Severo, sorgeva nel centro della città, raccordando due sezioni della via colonnata proprio nel punto in cui divergevano, e risaliva al II secolo. Dopo la sua completa distruzione, l’Institute for Digital Archaeology di Oxford, in collaborazione con il laboratorio d’arte di Carrara TorArt, ne ha ricostruita una copia, grazie all’uso delle immagini digitali e della tecnologia robotica di stampa 3D. L’iniziativa di portare ad Arona l’installazione, con il titolo «Passing through, moving forward», è stata di una studentessa diciottenne del locale liceo «Fermi». Partecipando ad uno stage estivo presso il locale museo archeologico, Olivia Neil-Jones ha preso contatto con l’Istituto inglese candidando Arona per l’esposizione ed arrivando, con il sostegno dell’amministrazione, al risultato sperato. Per tre mesi il manufatto farà rivivere l’antica città romana e ricorderà il suo più grande custode, proprio di fronte al civico museo archeologico a lui dedicato. Per la prima volta, alla cerimonia di inaugurazione, erano presenti due dei figli di Khaled al-Asaad, Waled e Omar, anch’essi archeologi. Insieme a loro, è intervenuto Roger Michel, direttore IDA: «L’Arco ha percorso 25 mila miglia -ha detto- ma qui ad Arona si sente a casa. Nessuno come gli italiani -ha aggiunto- comprende l’importanza e le potenzialità del patrimonio storico unito ad una tecnologia così evoluta». Michel, che ha donato al museo aronese un ritratto di Kaled Al Asaad, ha commentato: «così come nell’Iliade Achille vede morire l’amico Patroclo e, per vendicarlo, si fa forgiare un nuovo scudo istoriato, così anche noi, vedendo ucciso un amico, per vendicarlo prendiamo le nostre armi, che sono tecnologia, arte e cultura. Questa serata -ha concluso- vuole essere un invito a pensare a ciò che nella storia ci unisce come esseri umani». Ricca e suggestiva la cerimonia di inaugurazione, con la partecipazione della Nuova filarmonica aronese, del soprano Sara Cervasio e del tenore Giorgio Casciarri, diretti dal maestro Paolo Beretta, e della giovane cantautrice Matilde Mirotti. «Il messaggio che vuole partire da Arona -hanno ricordato il sindaco, Alberto Gusmeroli, e l’assessora alla cultura Chiara Autunno- ha un grande valore storico ma anche simbolico: una testimonianza positiva di continuità e pace, che può sorgere anche dalle rovine della guerra. Per questo siamo particolarmente onorati che Waled e Omar Asaad, solitamente molto riservati, abbiano accolto il nostro invito». Quale migliore augurio dunque della più famosa romanza della Turandot di Puccini? «Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! All'alba vincerò!». Davide Valeri
domenica 30 aprile 2017
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