venerdì 21 giugno 2013

L'eterna lotta tra pedoni e ciclisti... e le colpe degli urbanisti

Ho appena scritto al Comune di Milano per segnalare una delle più ridicole contraddizioni progettuali che ho incontrato. Dopo sei anni (diconsi sei) di lavori, a luglio 2012, con il taglio del nastro da parte del sindaco Giuliano Pisapia, è stata "riaperta e restituita alla citta' piazza XXV Aprile a Milano", come recitano tronfie le gazette dell'epoca. Ed in effetti ora il largo che si estende proprio sotto Porta Garibaldi fa la sua degna figura. Tuttavia, da allora una domanda si agita inquieta nei meandri dei miei lobi cerebrali. Ho atteso ancora qualche anno, nella speranza che, come spesso accade, all'inaugurazione dovessero ancora seguire alcune opere accessorie, ma a questo punto mi arrendo. Mettiamo che io sia un pendolare che ogni giorno approda nella tentacolare metropoli per contribuire seppur modestamente al suo PIL, o se preferite supponiamo che sia un turista occasionale a sbarcare bel bello alla stazione di Porta Garibaldi per avventurarsi in una visita alla capitale morale. Mettiamo che il Nostro, un po' per comodità, un po' per spirito ecologista, un po' per tigna economica, scelga di muoversi in bici.

Esce dall'impianto ferroviario, percorre garrulo corso Como, tempio della movida meneghina, ammirando la rinnovata skyline di Porta Nuova, sfreccia accanto all'Hollywood e ai templi del vizio, apprestandosi a proseguire verso il centro, dove medita di bearsi alla vista della gibigianna del sole sulla celebre Madonnina (grazie a "Sette" di oggi per la riscoperta del vocabolo).
Eccolo sostare un attimo all'ombra della storica Porta Garibaldi, ed affacciarsi spensierato su via Francesco Crispi. A quel punto, dovendo attraversare l'incrocio, abbandonando corso Como e immettendosi in corso Garibaldi, si scontrerà con un clamoroso errore progettuale e urbanistico. 

In quello specifico incrocio, infatti, l'unico punto in cui l'isola spartitraffico che separa le due corsie di marcia si interrompe è quello corrispondente alle strisce pedonali regolate dal semaforo. Conseguenza ovvia è che i ciclisti e i pedoni sono costretti dalla conformazione della viabilità ad attraversare insieme negli stessi spazi. Il tutto aggravato dalla regolazione dei tempi semaforici, che privilegia comprensibilmente lo scorrimento lungo via Crispi.


Sarebbe sufficiente (e relativamente poco oneroso) aprire un varco nei cordoli continui installati a centro strada, in corripondenza del varco Area C di corso Garibaldi, separando l'attraversamento pedonale da quello ciclistico, per garantire un beneficio alla viabilità sostenibile, alla pacifica convivenza tra pedoni e ciclisti, e ad una più corretta accessibilità della stazione del trasporto pubblico BikeMI, installata esattamente in quel posto.

Sarebbe poi opportuno completare l'intervento con adeguata segnaletica orizzontale ed eventualmente (ma non necessariamente) con un semplice piccolo ripetitore del segnale semaforico per i ciclisti, come ad esempio all'intersezione tra via San Marco e via Pontaccio. Sembra infatti assurdo costringere pedoni e ciclisti ad affrettarsi -a velocità naturalmente diverse- in un unico varco ristretto e delimitato, nel tempo intercorrente tra il segnale verde e quello rosso. A maggior ragione in un punto che segna il congiungimento di due piste ciclabili e l'inizio della zona a traffico limitato. Ma questo, al Comune di Milano, dovrà spiegarlo il nostro pendolare (o turista che dir si voglia).

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